
Metodo Scilla
Il metodo Scilla per gli allievi normolettori e dislessici
Il metodo Scilla nasce dalla necessità della sua fondatrice di risolvere le problematiche di assimilazione, di studio e di esecuzione che i suoi allievi, in particolare quelli dislessici, con difficoltà di apprendimento e con disagi fisici, hanno manifestato nel corso degli anni. Queste problematiche l'hanno spinta ad analizzare in maniera profonda la struttura e le basi della didattica tradizionale violinistica e di quella della lettura della musica, contrapponendola alla naturale conoscenza della musica nei primissimi anni di vita (fino ai 6 anni). Mentre la prima si basa sul sistema esplicito, la seconda è del sistema implicito di cui fa parte la memoria procedurale propria del suonare. Questa non è l'unica differenza, i tempi di assimilazione, il dispendio energetico profuso, la qualità dell'esecuzione, la lettura a prima vista nel primo caso risultano essere notevolmente inferiori. Tutto ciò ha fatto nascere innumerevoli domande non solo di natura musicale/strumentale ma anche di natura cognitiva, fisiologica e strutturale del corpo umano e del suo funzionamento (in particolare del cervello) nella sua totalità che non può essere solo fisica. Approfondendo la conoscenza e cercando di valutarla da tutti i punti di vista attraverso svariate discipline, ha formulato la teoria della "Conoscenza quantica", una conoscenza che si è generata dall'unione degli studi accademici e non accademici della docente con la propria esperienza più che trentennale di maestro, esecutrice e compositrice. Il connubio tra questi saperi ha creato un nuovo principio di didattica violinistica, violistica e della musica che supera le difficoltà di apprendimento ed esecuzione degli allievi in generale ed in particolare di quelli dislessici e con difficoltà cognitive e previene eventuali problematiche fisiche legate ad una errata impostazione dello strumento. Il metodo Scilla si occupa dell'aspetto cognitivo, fisico e quantico dell'insegnamento del violino, della viola e della musica e si impernia sulla struttura anatomico-quantico-energetica del corpo umano e adotta le più moderne scoperte delle neuroscienze cognitive liberamente applicate dall'ideatrice all'insegnamento di queste discipline. Esso si basa sulla concezione che la conoscenza non è a noi esterna, ma è dentro alla nostra memoria intrinseca, parte non cosciente della memoria quantica. Infatti le neuroscienze nei loro modelli di imitazione ed apprendimento affermano che per poter conoscere ed apprendere ciò che si osserva (suonare il violino, cantare una nota), si deve già possedere quella conoscenza nel proprio patrimonio motorio. Il percorso di conoscenza non è quindi l'acquisizione di nozioni e gesti estranei, ma la riscoperta di un sapere proprio a noi interno. Si configura pertanto un percorso personalizzato in cui la funzione del maestro è quella di fornire tutti gli strumenti, attraverso la tecnica e la propria conoscenza musicale, affinché il proprio allievo scopra la sua conoscenza e il suo sapere. Questo punto di partenza così rivoluzionario determina un percorso di apprendimento altrettanto rivoluzionario in cui, dal punto di vista strumentale, vi è l'immediata traslazione della nota dal pentagramma alla tastiera senza nessun tipo di mediazione cognitiva come avviene nella didattica tradizionale. Dal punto di vista dell'apprendimento della lettura della musica vi è la corretta conoscenza della nota nella sua essenza di suono che ha una certa altezza (frequenza) e durata. Tutto ciò porta al superamento delle problematiche che gli allievi dislessici incontrano nell'insegnamento strumentale tradizionale e in quello della disciplina denominata "teoria, ritmica e percezione musicale" ed a una maggior precisione, consapevolezza e velocità di apprendimento negli alunni normolettori.
